| Scritto da Gianni,
22-07-2009 16:48
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È già calda l'atmosfera per il Boss. In tutti i sensi. Il palco per
l'evento di oggi è stato montato sotto al sole cocente. Più grande
di otto metri rispetto a quello del concerto romano, ha una
struttura simile, ma una larghezza maggiore: ben cinquantadue metri
per ventidue di profondità. Sono caldi anche gli operai e gli
organizzatori che corrono da una parte all'altra dello stadio
olimpico. Niente può essere fuori posto e lo sanno bene le
centinaia di scaffholder che ci lavorano e le decine di autisti di
camion colmi di materiale: dalle pedane all'amplificazione. Grande
traffico anche alla porta carraia. All'interno della guardiola
l'addetto alla sicurezza ricorda i concerti vissuti all'Olimpico
nei suoi venticinque anni di lavoro: «Chi si dimentica il maiale
che attraversava il palco al concerto dei Pink Floyd del 1994?».
Come tutti i grandi artisti, arriverà allo stadio all'ultimo
momento Bruce Springsteen, quando i trentatremila fan che hanno
finora comprato il biglietto lo accoglieranno. «Non ci saranno
effetti speciali», conferma Giulio Koelliker, il direttore di
produzione. Impossibile fare altre previsioni: un concerto di
Springsteen non è mai uguale a un altro. Non aspettatevi quindi un
remake di quello di Roma. Perfino la scaletta potrà non essere
rispettata. Un'anticipazione, però, Koelliker può farla: «Il
concerto dovrebbe essere più lungo del solito e superare le tre ore
e mezza. Dipende da come l'artista prenderà la serata».
Ma ultimamente il Boss è carico. E se lo dice uno che si è
accampato all'entrata dello stadio da giovedì scorso c'è da
crederci. Al lato opposto della porta carraia, infatti, sulla
piazzola pedonale, c'è un´altra tipologia di persone: quelle che si
sono preparate per tempo a partecipare all'evento. Gianni Giraudi,
37enne di Torino, è stato il primo ad arrivare. Lo hanno raggiunto
solo due giorni fa prima un suo amico e poi sua moglie. Dormono in
tenda. Lui ha visto Springsteen per la prima volta nel 1985 a
Milano, aveva tredici anni. E naturalmente non si è perso i suoi
due precedenti concerti torinesi: 1998 e 2006. A inizio concerto,
Gianni ritirerà la sua tenda e la depositerà in un angolino. Non
prima di aver tolto la tuta da ciclista che ha indossato per i
piccoli spostamenti durante la giornata. Un paio di pantaloncini lo
faranno sentire più libero di muoversi a ritmo di rock. Si aspetta
un grande concerto, Gianni, e spera che anche a Torino Bruce abbia
un pensiero per l'Abruzzo come ha fatto a Roma. Man mano diventano
sempre di più i fan che si accalcano all'entrata, pronti a prendere
i posti più vicini al palco. Sono capelloni, tatuati, pieni di
piercing, ma anche ben vestiti, sbarbati e con il doppio taglio. Si
ritrovano sempre ai concerti, sempre i soliti e sempre carichi. Si
conoscono ormai tutti. Eppure in Italia non esiste ancora un vero e
proprio fan club. Sarà Gianni con i suoi amici a fondarlo, dice
lui.
(di Daniela Mastrosimini - torino.repubblica.it)
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